L’ECONOMIA DELLE CITTÀ – Il valore delle nuove forme di socialità e lavoro nello spazio urbano.

L’ECONOMIA DELLE CITTÀ – Il valore delle nuove forme di socialità e lavoro nello spazio urbano.

20 luglio 2020 News 0

Questa intervista appare nel 2015, sul numero 17 de L’economia delle città. Il valore delle nuove forme di socialità e lavoro nello spazio urbanoPacini Editore.

 

Incontriamo Tommaso nel suo studio, provvisorio come ci racconterà, dove rimaniamo affascinati dalla varietà di strumenti ed utensili che si affastellano attorno ad un violino aperto. Su una parete un motto di Picasso: “dopo tutto un’opera d’arte non si realizza con le idee ma con le mani”. Di rimando gli chiediamo di raccontarci come nasce l’idea di fare il liutaio, a ventotto anni e in pieno XXI secolo perché ci sembra un mestiere che appartiene al passato, difficile da accostare ad un giovane.

“Suono da sempre, per passione e per l’attrazione che la musica esercita su di me. Pianoforte, sassofono, basso elettrico, contrabbasso, a casa o nelle sale della Scuola di Musica di Fiesole dove, dopo qualche lezione di armonia complementare tenuta dal maestro Portera, iniziai definitivamente con lui lo studio della composizione.”

Un passaggio chiave che accompagna con successo a esercizi di sperimentazione musicale. Perché Tommaso è sempre stato spinto dalla curiosità di approfondire lo studio dei processi musicali, dell’acustica e della musica elettronica, come dell’editing audio, degli strumenti di diffusione del suono e delle tecniche di produzione. Non a caso, dopo il diploma scientifico si iscrisse ad un corso di tecnico di ingegnerizzazione del suono. Musicista, compositore, sperimentatore ed oggi liutaio. Una progressione che ci incuriosisce e ci porta a chiedere dove ha appreso questa professione antica.

“Nel 2013 mi sono iscritto alla Scuola di Liuteria – Bottega di Parma, e sotto la guida del maestro Desiderio Quercetani per due anni ho studiato le tecniche e le competenze della tradizione liutaria italiana. Eravamo in sette da tutta Italia, il primo anno ci siamo cimentati nella costruzione di un violino, anche se poi io ne ho realizzati due, l’anno successivo di un violoncello e una viola. Costruire uno strumento è una immersione totale, si lavora tutto il giorno secondo i canoni della bottega, si apprende facendo. È una esperienza che forma anche il carattere e la forma mentis.”

La Bottega di Parma è una di quelle eccellenze di cui l’Italia è ricca ma che pochi conoscono. Erede di una tradizione secolare, intende riprendere la ricca ed antica tradizione liutaria della città di Parma, dagli anni Trenta intrecciata con quella della celebre scuola cremonese. A proposito l’occhio cade su uno Stradivari! Più esattamente una copia dal modello originale del violino realizzato nel 1709 per il musicista Giovanni Battista Viotti, e conservato a Londra, che Tommaso ha realizzato in poco meno di due mesi perché, come ci spiega, per fare un violino ci vogliono almeno trecento ore di lavoro, per un violoncello quasi cinquecento. E alle ore di lavoro si sommano quelle di studio, indispensabile soprattutto quando si realizza una copia fedele di uno Stradivari.

“Non è inusuale realizzare copie di strumenti famosi, fa parte del nostro mestiere. Ovviamente abbiamo bisogno di sapere tutto dell’originale e per fortuna violini come questi sono stati misurati, fotografati e disegnati nel corpo, nel riccio, nelle effe. Nel minimo dettaglio perché anche pochi decimi di millimetro in una curvatura fanno la differenza. Io poi scelgo sempre e seleziono personalmente il legno della migliore qualità come l’abete rosso di risonanza della Val di Fiemme.”

Gli chiediamo dunque se ha un sogno o un progetto per il prossimo futuro.

“Mi piacerebbe realizzare un contrabbasso, sarebbe una sfida molto interessante. Però in realtà il progetto al quale tengo maggiormente è la costruzione della mia bottega. Ho individuato uno spazio interessante e spero di aprire entro l’anno. In realtà non sarà solo uno spazio di lavoro dove certo porterò i miei strumenti e i miei banchi di lavoro. Vorrei che fosse un punto di incontro, una officina aperta a chi vuole commissionarmi un lavoro, noleggiare uno strumento ma anche ai musicisti. Immagino lo spazio di entrata non come una semplice vetrina, che pure è importante, ma come una sorta di cassa armonica dove studiare o provare gli strumenti, fermarsi a parlare, conoscersi. Immagino un luogo che vive di relazioni e sensazioni, perché il mio lavoro, in fondo, è quello di costruire oggetti che devono suscitare emozioni.”

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Tommaso Pedani:

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